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UT3: Black Edition

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Steam

 

 

 

Dodici anni fa, il primo episodio di Unreal Tournament si propose sulla scena video ludica come il primo vero sparatutto in soggettiva online, assieme al suo storico “rivale” diretto, quel Quake III Arena targato id Software che tanto fece scalpore all’epoca della sua uscita. Un gameplay veloce ed immediato, un bilanciamento delle armi pressoché perfetto ed un’ampia varietà di arene e modalità di gioco, fecero la fortuna dell’FPS di Epic Games.
Ma oggi, dopo molti anni di attesa e a seguito di diversi episodi più o meno riusciti (Unreal Championship e Unreal Championship 2: The Liandri Conflict)è tornato. Unreal Tournament III si butta quindi nella mischia, sfidando pietre miliari come Call of Duty : Modern Warfare 3 e Battlefield.Sfida persa in partenza o battaglia tutta da giocare? :

 La prima cosa che va analizzata in un capitolo della serie Unreal è il sistema di controllo: come da tradizione, il gameplay riesce a conciliare magistralmente frenesia ed immediatezza, in un perfetto mix ludico di rara efficacia. Scopo del gioco, sia che si tratti della campagna in single player che del comparto multi giocatore, è quello di fare “piazza pulita” del nemico all’interno di grandi e sofisticate arene di gioco, dentro le quali potremo recuperare armi di ogni tipo e power-up assortiti, al fine di raggiungere il limite massimo di frag (uccisioni) e vincere così la partita. Per chi proviene dai fasti dei primi capitoli della serie, sarà un vero e proprio tuffo nel passato: i comandi a nostra disposizione sono pochi ma mai invasivi, la possibilità di cambiare arma in una frazione di secondo, i movimenti laterali (strafe) istantanei, la capacità di eseguire un doppio salto (utilissimo nel caso entrassimo in possesso di un potenziatore di gravità), ci faranno entrare in simbiosi con il sistema di gioco sin dal primo minuto. E ciò è un bene. Alcune mappe prevedono inoltre l’utilizzo di diversi mezzi di combattimento, ognuno dei quali caratterizzato da particolari specifiche e diversa potenza di fuoco: avremo i classici Goliath o i mezzi volanti Manta e Raptor, oltre ai devastanti Darkwalker, dei tripodi dotati di una notevole velocità e in grado di annichilire il nemico in pochi istanti (grazie anche ad un rateo di fuoco incredibilmente alto). Ultimi ma non meno importanti gli Hoverboard, una sorta di tavola da surf che aumenterà di molto la nostra velocità di movimento, ma che purtroppo proibirà l’uso di armi da fuoco, qualunque esse siano.
Ma dove il gioco si fa apprezzare, e tanto, è quando andremo ad imbracciare una delle dieci (undici, compreso il “Redentore” a colpo singolo) armi a disposizione: si va dal classico lanciamissili al laser di precisione, dal fucile da cecchino alla pistola a impulsi, fino al “martello sonico” utilissimo per gli scontri ravvicinati. Insomma, c’è n’è davvero per tutti i gusti. Ma non solo: ogni arma sarà dotata di una modalità di fuoco secondaria, la quale aumenterà a dismisura il potenziale bellico datoci in dotazione (ad esempio, con il lanciamissili potremo caricare fino a 3 razzi da lanciare in un colpo solo, mentre magari il fucile laser potremo sparare un’unica, grande, sfera di energia). Ma oltre alle varie armi e alle munizioni, sparse nelle mappe di gioco potremo trovare anche kit energetici, armature, teletrasporti e power-up di ogni sorta (come gli utilissimi stivali antigravitazionali). Davvero notevole.
La modalità online di UT III ci immergerà da subito in un orgia di sangue, attraverso le classiche opzioni Deathmatch, Team Deathmatch, Duello, Cattura la Bandiera e Cattura la Bandiera con veicoli, ma anche con la nuova modalità Warfare, in cui l’obiettivo sarà quello disattivare una serie di sistemi di sicurezza per poi lanciare un attacco risolutivo al cuore della base avversaria. Inutile dire che il bilanciamento delle varie armi, il ritmo di gioco, la bellezza delle arene (cinque delle quali inedite rispetto alal versione Playstation 3) e l’assoluta semplicità del gameplay sono la ciliegina sulla torta dell’ultimo titolo Epic Games. Ma sebbene Unreal Tournament III svolga quindi in maniera egregia il proprio compito sul campo di battaglia online, è quando si va in guerra da soli, nella campagna single player, che si scoprono tutti i limiti di questo terzo capitolo: ostinatamente ancorato ad una struttura da “vecchia scuola”, la campagna in solitaria altri non è che un lungo, lunghissimo allenamento in vista dei match in rete: scopo dell’avventura è infatti quallo di affrontare una serie di partite contro i classici “bot” controllati dalla CPU, nelle stesse mappe e con gli stessi obiettivi delle partite multigiocatore online.
La storia ci racconterà le vicende dei “Ronin”, un gruppo di guerrieri mandati negli angoli più remoti dello spazio per fronteggiare la consueta minaccia aliena. La narrazione, ad ogni modo pretestuosa e decisamente poco originale, è raccontata attraverso filmati di intermezzo di pregevole fattura che cercano di collegare in qualche modo le varie sfide, ma con scarsi risultati. Insomma, questa modalità in solitaria è chiaramente un riempitivo in vista delle più coerenti e appassionanti sfide multiplayer, sebbene la possibilità di affrontarla in compagnia di un amico (sia in split-screen che online) risollevi di un pò la situazione.

Ma dove Unreal Torunament III è davvero inattaccabile, è quando si va ad analizzare il comparto tecnico. Il motore grafico proprietario, il celebre Unreal Engine, è sfruttato come mai prima d’ora, ed il passaggio alla console Microsoft è stato pressoché indolore: personaggi dettagliati fino all’inverosimile (basti pensare ad una qualsiasi armatura di un soldato semplice per farsi un’idea), un orizzonte visivo impressionante, texture ultra dettagliate, effetti di luce maestosi ed in generale una resa grafica superba (a 30 fotogrammi al secondo costanti). Tuttavia, esattamente come il ben più noto Gears of War, le varie scenografie di gioco risultano immobili e “marmoree”, dato che l’interazione ambientale è ridotta pressoché allo zero (difatti, sia che si tratti di un vetro o di una semplice colonna, potete scaricargli sopra un intero caricatore colpendo solo l’aria).
Ma poco importa dopotutto: l’incredibile livello di dettaglio ed un gusto estetico tipicamente a stelle e strisce (e che ricorderà non poco le avventure di Marcus Fenix e soci) farà la gioia di chi ama questo tipo di realizzazione tecnica, attraverso una gran varietà di scenari completamente esplorabili (sia va dalla valli orientali alla fitta foresta pluviale, passando per caverne, templi, castelli ed impianti iper-tecnologici e futuristici) ed una fisica di oggetti e personaggi complessa e ben costruita.
Per quanto riguarda invece il comparto audio, il parlato (completamente doppiato in italiano) appare volutamente ridicolo e spaccone, con un linguaggio colorito e volgare nella maggior parte delle situazioni. Anche i vari temi musicali, pur non brillando assolutamente per originalità, aiutano comunque ad immergere il giocatore nel contesto guerrafondaio messo in piedi dal team di programmatori.