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Tomb Raider

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Steam

 

 

A livello ludico Tomb Raider segue con precisione il sentiero evolutivo già segnato sul fronte narrativo. Durante le prime ore, come in un lungo e diluito tutorial, ci si sente fortemente guidati – forse addirittura costretti dalle scarse competenze della protagonista. Acquisendo una ad una la lunga serie di skill a disposizione, e recuperando sempre più “strumenti”, l’avventura si apre verso una dimensione dove varietà e backtracking dialogano in modo eccezionale. All’inizio l’eroina è in grado di compiere solamente azioni basilari: saltare ed aggrapparsi, camminare in equilibrio su un tronco sospeso o superare stretti pertugi. Recuperando il primo attrezzo -la piccozza di metallo- Lara impara a scalare le pareti di nuda roccia, mostrando le prime caratteristiche di un level design ben strutturato e ottimamente sviluppato anche in verticale.

Ma il vero Tomb Raider“esplode” solo qualche ora più tardi, quando alla capacità di creare semplici ponti di corda si unisce la potenza del fucile a pompa, grazie al quale sfondare porte e portoni barricati. Giunti al primo quarto (abbondante) dell’avventura si scopre dunque il piacere di questo reboot, nel quale la spettacolarità degli intermezzi al cardiopalma ben si sposa con un level design molto curato, vario e complesso. Ed è così che ci troviamo a scivolare a perdifiato lungo un canalone, col cuore in gola, evitando rocce e grosse radici. Oppure a scervellarci per capire come raggiungere una particolare sporgenza, dove scorgiamo chiaramente uno dei tanti collectable.

Grotte e cunicoli, alture e cascate, spiazzi boscosi, baraccopoli e ponti sospesi. Partendo dai luoghi più chiusi per aprirsi poi in ambienti vastissimi, ogni quadro è complice nel creare l’amalgama omogenea che caratterizza una splendida ambientazione, da esplorare da cima a fondo senza alcun caricamento. Tutto funziona a meraviglia e niente è mai fine a se stesso. Il backtracking, ad esempio, è il cuore dell’esplorazione e veicolo per l’apprendimento di interessanti curiosità sulle usanze degli Yamatai e sulla cultura del Giappone feudale. Le stesse fasi scriptate sono in concentrato di emozioni fortissime, ma anche elemento di rottura per donare un buon ritmo alla progressione. Il coinvolgimento, grazie a particolari trovate registiche, si mantiene in questi frangenti molto elevato, tanto che ad ogni infortunio della povera Lara anche il giocatore prova inevitabilmente dolore.


Spulciando a fondo l’impianto esplorativo troviamo anche altri aspetti interessanti. Le tombe, per esempio, in cui si trovano gli enigmi più interessanti e le sfide fisiche più impegnative. Proposte come elemento collaterale ed indicate da particolari iscrizioni, queste sessioni raffigurano uno dei più genuini collegamenti al passato del brand. Al loro interno dovremo vedercela con sessioni platform e con i tranelli ideati per impedire agli estranei di mettere le mani sui tesori Yamatai. Porzioni d’avventura dal carattere deciso e dalla capacità di mantenersi in perfetto equilibrio rispetto alla trama principale.
Tomb Raider, grazie al suo impasto di emozioni, esplorazione, narrazione sempre al top, si prefigge il compito di attirare un pubblico quanto più vasto possibile, come dimostrano d’altronde le nude meccaniche di gioco. Partendo dal sistema di controlli fino ad arrivare al feeling pad alla mano, la creatura Crystal Dynamics eredita moltissimo dal recente Uncharted – a partire dall’accessibilità. I fan di vecchia data, quelli dalla scorza più dura, probabilmente non saranno felicissimi sentendo che Tomb Raider abbandona i salti millimetrici e le complesse combinazioni di tasti per giungere alle sporgenze più alte. Il titolo abbraccia invece un ben più moderno e semplice approccio contestuale, che ci spinge verso un incedere molto più fluido e mai tediato dal trial&error. Per far scomparire la frustrazione si è scelto di allungare dove necessario le animazioni di salto, dilatare le tempistiche in qualche Quick Time Event e contestualizzare molte delle azioni semplificando il sistema di controllo. La scelta non ha trasformato Tomb Raider in un clone di Prince of Persia (è possibile cadere e morire), ma ha certamente mitigato -nei limiti della decenza- l’incidenza dell’errore casuale. Per evitare di perdersi all’interno dei grossi tronconi dell’Isola che ci troveremo ad esplorare, Crystal Dynamics ha poi deciso d’implementare il Survival Instinct. Attivandolo Lara attingerà alla più profonda concentrazione, focalizzandosi sull’obiettivo, segnalato da una grande colonna di luce su sfondo seppia. Il talento influisce appena sul gameplay, aiutando fortunatamente senza troppe esagerazioni.