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The Binding of Isaac: Rebirth

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Steam

 

 

Quando tre anni fa Edmund McMillen descriveva The Binding of Isaac come un “roguelike shooter basato sulla struttura dei dungeon di Zelda”, erano in molti a fare una faccia strana, soprattutto dopo che avevano associato la carineria di Zelda agli orrori e alle depravazioni del povero Isaac. Il resto della storia lo sapete già. Alla sua uscita su PC il gioco ha messo d’accordo praticamente tutti, trovando sicuramente qualche oppositore al modo in cui McMillen mostrava e dissacrava la religione, ma incontrando un plauso della critica pressoché unanime. L’anno dopo l’espansione Wrath of the Lamb mischiava ulteriormente le carte in tavola, aggiungendo molte novità in fatto di numeri (più stanze, più mostri, più bonus), ma non scalfendo quella formula così unica e scostante del titolo originale. Ora siamo a fine 2014, ma la voglia di tornare in quei labirinti cupi e pieni di schifezze assortite non si è ancora placata, anzi ha triplicato.

 

Anche chi lo ha già giocato, finito e rigiocato svariate volte passandoci decine e decine di ore, troverà in questo reboot tantissime novità tali da spingere al nuovo acquisto. Tanto per cominciare la grafica in Flash è stata sostituita da un vero e proprio motore grafico, che anche grazie alla semplicità visiva del gioco assicura i 60 fps fissi con qualsiasi configurazione. La doppia opzione grafica permette di godersi le avventure di Isaac in modalità pixellata o con un filtro che rende tutto più “liscio”, mentre la colonna sonora di Danny Baranowsky è stata sostituita da nuove musiche e nuovi effetti sonori. Le atmosfere malate del gioco originale mancheranno un po’ a livello audio, ma il lavoro fatto da Matthias Bossi e Jon Evans è comunque pregevole, anche se gli effetti sonori avrebbero necessitato di maggior varietà.

La dura vita di Isaac

Finalmente è possibile abbandonare la tastiera e utilizzare un pad (noi abbiamo usato quello per Xbox 360) e i controlli sono pienamente configurabili. Ci sono anche tre slot per i salvataggi, ma ciò non significa che il permadeath sia scomparso. Semplicemente, se vogliamo interrompere il gioco, possiamo farlo in qualsiasi momento e riprenderlo successivamente dallo stesso punto. Se invece si muore, si ricomincia dal principio e vi assicuriamo che morirete spesso, molto spesso. Se è vero che diversi utenti su Steam hanno notato una leggera diminuzione della difficoltà rispetto al gioco originale, The Binding of Isaac: Rebirth rimane comunque un titolo molto impegnativo, difficile e spesso frustrante. Semplicemente i nemici (e tutto ciò che ci sparano contro) si muovono più lentamente, ma questo a livello Normal. Basta scegliere Hard e si torna immediatamente all’esperienza di gioco di tre anni fa, forse persino un filo più difficile. Se quindi temevate che questo remake avrebbe virato su territori più casual, vi sbagliate di grosso. La creatura di McMillen continua ad essere un osso duro con o senza slot di salvataggio o livelli di difficoltà.

Operazione reboot riuscita

Le meccaniche di gioco sono rimaste quelle originali ma ad esse di sommano il divertente co-op in locale a due giocatori, tre nuovi personaggi sbloccabili , decine di nuovi nemici, almeno dieci nuovi boss, nuovi finali e centinaia di nuove stanze, alcune delle quali estese orizzontalmente per ampliare le possibilità di movimento, anche se così facendo si viene a perdere un po’ quel senso di claustrofobia e di “chiusura” che contribuiva non poco a rendere unico il gioco originale. I numeri aggiuntivi riguardano anche le pillole, le aree segrete da scoprire, le carte dei tarocchi e i potenziamenti passivi. Tutte queste novità, assieme alla generazione procedurale dei livelli, rendono ancora una volta il gioco qualcosa di estremamente lungo e longevo anche per chi lo ha già sviscerato in lungo e in largo tre anni fa. Non si tratta proprio di un’esperienza nuova e inedita (sarebbe falso definirla tale), ma di un piacevole ritorno a un piccolo grande classico indie con novità, aggiunte, fix vari e migliorie (l’HUD è molto ridimensionato) che ne giustificano pienamente il prezzo.