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Super Meat Boy

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Steam

 

 

Non ci stancheremo mai di ripeterlo: la scena Indie ci salverà tutti. Tra l’ennesimo seguito di uno sparatutto ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale, copie più o meno raffazzonate dei primi giochi motion sensing e la solita overdose di sportivi, l’innovazione si nasconde sempre più spesso nei meandri più nascosti della rete, dove si respira ancora quell’aria piena di ambizione e follia che animava gli anni eroici del game developing.
Su quei server, che oggi hanno preso il posto dei floppy disk pirata degli anni ’80, nascono e si sviluppano perle assolutamente imperdibili che, grazie ai miracoli del Digital Delivery, sono sempre più facili da scovare e apprezzare.

Super Meat Boy - recensione
Il Team Meat, per esempio, si compone solo di due programmatori – grafici – designer – , già fra i creatori del premiatissimo Braid. Tuttavia è riuscito nell’impresa difficilissima di creare, alle soglie del 2011, uno dei platform bidimensionali più affascinanti, complessi, impegnativi e riusciti degli ultimi dieci anni, resuscitando un genere che addirittura Nintendo sembra aver definitivamente sepolto. Super Meat Boy altro non è che Super Mario in acido, un delirio di game design che sublima vent’anni di salti e piattaforme in un susseguirsi di livelli sempre più difficili, dove mcMillen porta alle estreme conseguenze la lezione di Miyamoto. Giocando a Super Meat Boy desidererete come non mai lanciare il Pad contro il vostro televisore, arriverete ad odiare compulsivamente quel maledetto pixel in meno che vi ha fatti cadere verso una morte certa, bestemmierete tutte le divinità videoludiche, calcolerete al millimetro ogni singolo salto e, in ogni caso, sbaglierete. Ma sarete felici. Il gioco è un enorme omaggio a tutto quello che ha fatto grande il gaming fra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90, dalle chicce nascoste dedicate a Mario, Sonic, Zelda e altri classici, fino a uno stile grafico in Pixel Art perfettamente ispirato che coniuga il gusto (colto) per la citazione alla scena Indie moderna.

 

Super Meat Boy è un gioco senza pietà, non perdona neppure la più piccola distrazione e pretende una dedizione quasi sconfinata, quella che scatta quando il cervello del videogiocatore – sapiens attiva la modalità dell’”ancora una partita poi smetto”. Ecco, a questo punto, e solo a questo punto, Super Meat Boy sfoggia tutte le sue qualità, dopo aver visto la nostra piccola palla di carne maciullarsi per la cinquecentesima volta contro la stessa sega circolare, riuscire a superare il dannato livello da una sensazione di compiacimento e orgoglio quasi da delirio di onnipotenza.
Con un misto di ironia e malignità, inoltre, gli sviluppatori hanno pensato bene di inserire, al completamento di ogni livello un replay mode che mostra, contemporaneamente, tutti i nostri tentativi; così, mentre assistiamo alla moria di Meat BoyZ, il nostro ego videoludico viene pompato ancora di più, trasformando il gioco in una pericolosissima droga, capace di assimilare fin troppe ore.