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Sleeping Dogs : Definitive Edition

9.99 €

In Magazzino – 11 disponibili

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Steam

Il protagonista di Sleeping Dogs è uno di quei ragazzi sciupati da una vita un po’ troppo sregolata. Spregiudicato, impulsivo, con qualche cicatrice sul corpo e altre -più profonde- nel suo passato. Non sappiamo quasi niente di quello che è successo mentre si trovava in America, ma le cose non sono andate per il verso giusto, se adesso è tornato in città, forse braccato da una colpa troppo grande. Per uno come lui, a Hong Kong, la strada è una sola, e porta diritto al cuore nero della città: un intrico di traffici loschi, di malaffare, un gorgo spietato che inghiottisce tutta la città, manovrato dalle Triadi che controllano tutto, persino il prezzo della vita. Alle volte anche questo essere bituminoso ti rigetta, e Wei Chen dev’essere risultato un po’ indigesto, se attualmente si trova dietro le sbarre. Deciso a cambiare le cose accetta di collaborare con l’Interpol, che vuole utilizzarlo come agente sotto copertura, per cercare di capire i meccanismi interni alle organizzazioni mafiose, e smontare pezzo dopo pezzo il loro business.
La trama di Sleeping Dogs parte da premesse abbastanza abusate, e in fin dei conti non riesce quasi mai a spiccare per originalità o efficacia dei colpi di scena (che non mancano, ma sono abbastanza prevedibile, soprattutto per gli amanti dell’Hard Boiled). Al di là del plot, la costruzione narrativa risulta in ogni caso accattivante, soprattutto perchè si fa pochi scrupoli a misurarsi con una realtà cattiva, violenta e brutale, che molto spesso dimentica addirittura il senso dell’onore e non conosce pietà per nessuno. La ricostruzione di un ambiente malavitoso tentacolare e onnivoro è sicuramente uno dei punti di forza di Sleeping Dogs, che finalmente si lava di dosso buona parte di quel buonismo spicciolo che aveva affossato i primi True Crime. Resta comunque un titolo che non vuole in alcun modo celebrare le perversioni (del potere, della violenza, del denaro), piuttosto offrire uno spaccato quasi “verista” lasciando trasparire in controluce un sottile messaggio di speranza. Forse è proprio questo aspetto che impedisce non solo a Sleeping Dogs, ma a qualsiasi altro videogame “criminoso”, di spuntarla sul colosso Rockstar: la cattiveria gratuita di Grand Theft Auto, il gusto delle deviazioni, l’abbandono di ogni pudore in barba ai benpensanti rendono il contesto di GTA un allucinato luna park delle cattiverie, mentre qui si parla in fin dei conti del “solito crimine”, quello che dalla Las Vegas di Casinò (Scorsese, 1995) al Bronx di Robert De Niro (1993), si è propagato fino ai giorni nostri in lungo ed in largo.
La sceneggiatura di Sleeping Dogssi concede in ogni caso qualche momento sopra le righe, abbandonandosi al trash talking più spinto, esaltando in certi casi una violenza brutale, e sostenendo il tutto con un’ottima recitazione digitale. Alla fine, pur senza restare impressa a fuoco nella mente del giocatore (anche per i demeriti di un protagonista non troppo carismatico), la parentesi del titolo Square Enix si apre e si chiude lasciando soddisfatti gli amanti del genere.

 

 

Killing me softly

Dal punto di vista prettamente strutturale, Sleeping Dogs si allaccia con una fedeltà impressionante ai canoni del Free Roaming urbano. Sappiamo tutti, quindi, cosa aspettarci: sparatorie, sessioni di guida, side quest che si alternano alla missione principale, ed una buona dotazione di attività collaterali. Ma il titolo di United Front Games si sforza in maniera esemplare per uscire dal seminato, sperimentando nuove soluzioni su quasi tutti i fronti. Il fiore all’occhiello della produzione è rappresentato senza ombra di dubbio dal sistema di combattimento corpo a corpo che, essendo il titolo ambientato in un paese in cui le arti marziali sono diffusissime, non poteva che essere prioritario. Il Combat System recupera, dal punto di vista concettuale, l’insegnamento di Batman Arkham City, un videogame che ha influenzato pesantemente moltissime produzioni, riuscendo a coniugare ricercatezza tecnica e spettacolarità.

L’esecuzione delle combo si basa sempre sulla pressione di due tasti, mentre il protagonista esibisce il suo ottimo repertorio di calci rotanti, colpi al volo e contromosse. Ovviamente nel corso dell’avventura ci sarà modo di aumentare le mosse a disposizione di Chen, non dovesse bastare l’irruenza dei suoi modi. Oltre all’utilizzo di qualche arma di fortuna, nel corso degli scontri il nostro protagonista si diverte a mettere fuori gioco gli avversari con una serie di esecuzioni che sembrano uscite direttamente dalla serie Yakuza: una volta storditi, i nemici possono essere condotti vicino agli elementi interattivi dello scenario, per attivare un colpo di grazia poco rispettoso della loro integrità ossea. Zigomi frantumati sui parapetti, pelle abbrustolita sulle centraline elettriche, nasi schiacciati sui tavoli e chi più ne ha più ne metta: il giocatore alla ricerca di qualche k.o. fantasioso non ha altro da fare che esplorare l’ambiente pensando ai modi più cattivi per terminare lo scontro.
Il sistema, comunque, funziona molto bene, non fosse per una certa passività di molti nemici, che stentano ad attaccarci in gruppo e soprattutto ci lasciano liberi quando stiamo trascinando i loro compagni tramortiti. E’ lontana la cattiveria degli avversari di Arkham City, e quindi non si replica la stessa alchimia. Spettacolare e dinamico, insomma, il combat system di Sleeping Dogs pecca sul fronte del grado di sfida, risultando dopo molte ore di gioco meno appetitoso. Esaltante all’inizio dell’avventura, cala un po’ col passare delle ore, pur senza mai diventare tedioso o meccanico.