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Resident Evil Revelations

7.35 €

In Magazzino – 8 disponibili

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Steam

Resident Evil: Revelations si è immediatamente fatto notare per una realizzazione di alto profilo: un gioco cupo, un ritorno alle origini per una saga che dal quarto capitolo in avanti ha preso una piega sempre più action e sempre meno survival.

Prima di addentrarvi nelle faccende più tecniche, preferisco però parlarvi del gioco in sé, perché questo Revelations ha sicuramente del buono e presenta tutte quelle caratteristiche che hanno fatto la fortuna di questa antesignana saga zombesca. La trama vede coinvolti i membri di una BSAA alle prime armi: la neonata agenzia infatti si muove in un momento storico che precede gli eventi narrati in RE5 e 6, pur potendo già contare fra le sue fila gente come Jill Valentine e Chris Redfield, entrambi veterani (e sopravvissuti) di Raccoon City. Al loro fianco, due patner inediti: Jill si trova a far coppia con Parker Luciani, mezzo inglese e mezzo italiano, una sorta di Richard Benson dei videogiochi. Chris invece ha avuto più fortuna, dato che se ne va in giro con un gran pezzo di figliola, all’anagrafe Jessica Sherawat. Scomparsa l’Umbrella e con Tricell ancora lontana dall’essere un problema, il nuovo nemico si chiama Veltro, un gruppo dedito al bioterrorismo, noto per aver infettato la città di Terragrigia, un’oasi di pace e prosperità, ridotta ormai a un cumulo di macerie per contenere l’ennesima diffusione virale. Per tutta una serie di ragioni, ci troveremo quindi su una nave da crociera nel bel mezzo dell’oceano e non certo per un viaggio di piacere. L’enorme transatlantico, infatti, pullula di creature a dir poco inquietanti, figlie di un nuovo ceppo virale detto T-Abyss, e nel contempo qualcuno a bordo sembra bramare la nostra prematura dipartita. Partiranno così tutta una serie di missioni, suddivise in dodici capitoli, dove, di volta in volta, andremo a controllare i vari protagonisti, con diverse varianti nel mezzo.

Per rendere il gioco meno lineare e più dinamico, Capcom infatti ha inserito molteplici ambientazioni, che esulano dalla Queen Zanobia, la Love Boat degli orrori sulla quale si trovano Jill e Parker fin dall’inizio: non mancheranno infatti diversi flashback e persino momenti in cui andremo a controllare altri personaggi, come Keith Lumley e Quint Cetcham, due (improbabili) agenti della BSAA.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimane il fatto che l’esperienza di gioco, tranne in qualche raro caso, è quasi un tuffo nel passato, con tanto di telecamera fissa, porte che si aprono solo con la chiave giusta e oggetti da trovare e quindi combinare con qualche altra diavoleria meccanica. C’è pure un mini-puzzle ricorrente necessario per sbloccare alcune serrature elettroniche: nulla di mostruosamente impegnativo comunque.

Per il resto, il gameplay rimane più votato all’esplorazione che non ai combattimenti e la cosa è in un certo senso amplificata dalla cronica mancanza di proiettili e dai limiti di trasporto degli stessi. Specialmente nelle prime ore di gioco, l’inventario bellico presenta diverse limitazioni, quindi più di un tot di caricatori non è possibile portarsi dietro. Questo si va a sommare alla resistenza media delle orride mutazioni ambulanti, che necessitano di un gran numero di colpi per essere ridotte a una poltiglia disgustosa. A proposito, questi rimasugli andranno poi analizzati con il Genesis, uno scanner biologico portatile, che in Revelations serve principalmente a due scopi: far salire un valore percentuale, legato ai nemici scannerizzati e, in alternativa, trovare oggetti nascosti nelle vicinanze. È una meccanica non proprio meravigliosa, più che tutto perché alla lunga diventa stancante.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La suddivisione in episodi invece è meno drammatica di quel che pensassi: nonostante le dimensioni di ogni missione siano piuttosto contenute, la cosa non pesa in termini di coinvolgimento e, se proprio non si gradiscono i riassunti stile “nelle puntate precedenti”, è sempre possibile saltarli. Meno piacevole invece il backtracking, con il quale invece tocca scendere a patti.

In generale comunque la conversione su PC si può dire pienamente riuscita e gode di 60 fps fissi (anche di più, se lo desiderate) e a una pulizia video estrema, che si avvantaggia di texture oltremodo definite e di un antialias di tipo FXAA, con tre livelli di qualità selezionabili.

L’adattamento in HD in ogni caso si può dire riuscito e, anche se non siamo di fronte a un titolo da mascella per terra, si difende più che degnamente. In fondo abbiamo visto remake ben peggiori negli ultimi anni, alcuni al limite dell’insulto.