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Painkiller: Hell & Damnation

9.99 €

In Magazzino – 5 disponibili

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Steam

Daniel Garner, il protagonista del gioco, trova la sua esatta collocazione nell’universo disturbato ideato dai People Can Fly, dove demoni, diavoli, angeli e compagnia bella si danno guerra tra Inferno, Purgatorio e Paradiso. Come un povero disgraziato sia finito nel suddetto calderone è presto detto. E’ il compleanno dell’amata Catherine – sulla Terra – e Daniel per festeggiarlo degnamente prenota in un ristorante di lusso, lontano da casa. La giornata è piovosa e la strada è bagnata, la tragedia dietro l’angolo. I due sfortunati ragazzi muoiono sul colpo in un incidente stradale e vengono “separati” nell’aldilà, lui al Purgatorio e lei in Paradiso. Per ricongiungersi con l’amata, giusto per rimanere in tema con la fortuna, il nostro eroe viene invitato ad affrontare le orde infernali in procinto di invadere il Paradiso. Dopo una serie di sconcertanti battaglie, discese all’Inferno e scontri epici persino con Lucifero in persona, il nostro Daniel resta con un pugno di mosche in mano e si ritrova praticamente all’inizio del suo percorso. Demoralizzato e tradito viene dunque contattato al cimitero dalla Morte, che gli chiede gentilmente 7000 anime in cambio del premio già promesso in precedenza, ovvero il ricongiungimento con l’amata Catherine. “Perché fidarmi di te?”, sottolinea giustamente Daniel, che già era sceso a patti con simili entità non ricavandone nulla. La Morte gli suggerisce che la sua semplice presenza “disturba gli equilibri” e che stavolta il premio sarà garantito. Convinto dal demone, Daniel imbraccia la Soul Catcher (una nuova arma del gioco) e si rituffa nei gironi infernali già affrontati in precedenza. E’ con queste premesse che si avvia Painkiller: Hell & Damnation, un curioso remake e contemporaneamente sequel del prodotto originale uscito nel 2004.

Una gita all’inferno

Nell’era del digital delivery e del mobile gaming il “remake coi lustrini” è pratica piuttosto diffusa e spesso vincente, capace di rinverdire i fasti di produzioni d’annata e di indubbio successo. Il nuovo Painkiller non sfugge a siffatte dinamiche di mercato, tuttavia la produzione Farm 51 rappresenta una versione ridimensionata nei contenuti (ha diversi livelli in meno) ed offre in più la sola sopraccitata Soul Catcher ed un Boss Fight inedito per quanto concerne la campagna principale, giocabile anche in coop. Tutto il resto, ad eccezione della grafica riveduta e corretta con l’inflazionato Unreal Engine, è un copia e incolla del lavoro People Can Fly. Per chi non conoscesse la produzione è doveroso sottolineare che il gioco procede linearmente, dall’inizio alla fine, secondo uno schema estremamente classico fatto di stanzoni che si susseguono e di orde demoniache da sterminare fraggando a più non posso. Dopo alcuni stage appare il classico Boss di fine livello (enorme e temibile, come da tradizione) seguito da una altrettanto classica cutscene, così fino allo scontro finale.