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Overwatch

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Battlenet

 

 

Di recente la Blizzard che abbiamo imparato a conoscere si è trasformata. Certo, ha mantenuto invariate molte delle sue filosofie, e i ritmi per lo sviluppo dei titoli primari della casa hanno sempre la rapidità di una tartaruga zoppa impegnata nella maratona di New York, eppure tra un progetto e l’altro la casa ora sembra volersi allargare in generi e modelli commerciali ben diversi da quelli a cui ci ha sempre abituato. Hearthstone è stato un primo esempio, e ha ribaltato il mercato dei giochi di carte come un calzino, dopodiché è arrivato Heroes of the Storm, con cui il colosso di Irvine si è piazzato comodamente anche nel duro mondo dei Dota-like. Si parlava però pur sempre di progetti collegati in qualche modo al passato della casa, una caratteristica che non appartiene al titolo di cui parliamo oggi: Overwatch.
Uno sparatutto, questo è Overwatch, un esponente di un genere in cui Blizzard ha a malapena fatto capolino con il cancellato Starcraft: Ghost, e che pare aver anticipato un filone di “mutazioni di Team Fortress” che con Battleborn e il Lawbreakers di Bleszinski sembra già avere l’arena piena di contendenti. Il gioco di Blizzard però non è un semplice emulo del fortunatissimo shooter di Valve. Lo abbiamo provato per un po’, e già dalla beta possiamo dire con certezza che se c’è una cosa che da Blizzard non è cambiata, quella è la qualità.

Il mondo ha bisogno di eroi
Iniziamo con la struttura del gioco, per quei pochi che ancora non l’hanno ben chiara. Overwatch è uno sparatutto competitivo a squadre da 12 giocatori. Ogni giocatore può scegliere tra un roster composto da numerosi eroi, ognuno parte di un sottoinsieme che ne indica grossomodo il ruolo in battaglia. Per ora, nella beta chiusa da noi provata, le modalità sono due: conquista e payload, ove bisogna rispettivamente prendere il controllo di due zone entro un tempo limite o far arrivare un carico alla fine del suo percorso mantenendosi nelle sue vicinanze. Insomma, è una variante di quanto visto in Team Fortress, solo che con classi molto più diversificate che in numero si avvicineranno probabilmente ai roster visti nei MOBA. L’idea di fondo è, in effetti, piuttosto brillante. Diversificando seccamente i personaggi l’esperienza cambia moltissimo e ogni partita è diversa dalle altre. Non solo, si è praticamente costretti a farlo, poiché il bilanciamento del gioco ruota proprio attorno alla possibilità di cambiare eroe ad ogni morte.
Ci spieghiamo meglio: Overwatch non è uno di quei giochi dal fine bilanciamento, ove tutti i personaggi fanno un danno calcolato per non essere mai eccessivo, e gli scontri richiedono un livello di skill sovrumano per essere vinti ogni volta. È uno sparatutto dalle meccaniche base accessibili, dove gli eroi sono praticamente tutti poderosi, ma le loro eccellenze sono al contempo estremamente concentrate. Avremo quindi tank quasi impossibili da battere frontalmente, ma lentissimi e facili da aggirare, eroi dotati di una mobilità folle, ma che vanno giù in due colpi, e così via. Il fatto che i personaggi siano anche dotati di abilità di movimento uniche porta persino i semplici damage dealer a risultare indispensabili, poiché vi sono situazioni di stallo in cui la capacità di fluttuare nei cieli di Pharah o i blink di Tracer risultano imoprtantissimi per spezzare le difese nemiche.
Quindi, ricapitolando, le morti abbondano, gli eroi sono devastanti, ma c’è sempre della tattica in ogni partita grazie ai ruoli ben definiti dei vari eroi e alla loro utilità. La presenza di mappe ben costruite e dotate di più passaggi aiuta, anche se abbiamo notato certe zone fin troppo facili da difendere con un paio di Bastion ben piazzati (Bastion è un eroe che può trasformarsi in torretta, per la cronaca), che necessiterebbero di qualche via alternativa in più.