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Outlast

4.46 €

In Magazzino – 10 disponibili

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Steam

Ci sono stati momenti nella nostra carriera da videogiocatori in cui ognuno di noi ha sentito la necessità di dover provare un titolo definito dalle case produttrici come un ‘Survival Horror’. Vuoi per sfizio e volontà autodistruttiva, vuoi per la solita questione del provare prima di giudicare, almeno una volta lo abbiamo pensato e magari abbiamo deciso di colmare le nostre lacune comprando titoli blasonati, con un background notevole alle loro spalle, titoli anche semplicemente horror che però ci facessero ricordare le nostre paure più primitive. Quasi sempre parlando di horror si pensa agli zombie, creature mutate da un qualche tipo di artefatto alieno, vampiri e via discorrendo (la lista potrebbe essere infinita), ma sono davvero pochi i titoli che realmente ci hanno fatto saltare dalla sedia.

Outlast è una creatura pura e sanguinolenta che non esiterà a prendere le vostre viscere e calpestarle ripetutamente. Noi di Z-Giochi da impavidi giocatori quali ci riteniamo, comunque non prima d’aver cambiato le mutande, siamo pronti a rivelarvi il vero volto che si cela dietro questa horror story.

 

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Outlast non è un FPS, si tratta di un Survival Horror in prima persona dove le uniche armi a nostra disposizione saranno le gambe e l’istinto di sopravvivenza, non ci sono mappe, indicatori di obiettivo o musiche di sottofondo che ci avviseranno dell’immediata presenza di un qualche essere, c’è solo la nostra telecamera e la costante necessità di guardarsi alle spalle. Le musiche sono certosine, una serie di suoni striduli e sottofondi spettrali ci accompagnano per tutta l’avventura mentre il nostro alter ego mette alla prova i suoi polmoni, dando sfogo a respiri così pesanti che nemmeno un malato di bronchite potrebbe eguagliare le sue performance. I suoni ambientali saranno la nostra ultima difesa, uno scricchiolio di troppo e saremo rilevati, ma lo stesso vale per i nemici, che con il loro incedere pesante o frenetico saranno “facili” da individuare, o almeno ci faranno capire che è arrivato il momento di mettere le ali ai piedi e scattare come lepri, dritti dentro ai nostri nascondigli.

Visivamente il titolo si presenta benissimo, anche a impostazioni ‘Alte’, il gioco gira bene, restando su un giusto margine di frame; le ambientazioni risultano curate anche se a volte un po’ troppo spartane, mentre il livello poligonale dei nemici non è stato curato allo stesso modo; in un qualsiasi momento del gioco, durante l’esplorazione o la fuga, vi troverete di fronte uomini o creature poco rifinite, tuttavia non sarà questo a privarvi di una sana dose di “strizza” con conseguente salto dalla poltrona. Difetto più che palese è la scarsa quantità di batterie reperibili nella struttura, che considerata la velocità con cui la videocamera “beve watt” ed il bisogno eccessivo di utilizzare la visione notturna, fa risultare oltremodo ostica la capacità di centellinarne l’utilizzo. Oltre a questo va aggiunta una media rigiocabilità ed una longevità del titolo che oscilla tra le 10/12 ore (se come noi avete la tendenza a esplorare ogni anfratto e morire fin troppo spesso). Nonostante ciò, la storyline anche se limitata dai soli documenti che troveremo durante la nostra esplorazione e lo scribacchiare del protagonista sul proprio taccuino ogni qual volta filmeremo un elemento importante dello scenario, non risulta troppo scontata, anzi, stimola il giocatore ad indagare sempre più a fondo. Una buona amalgama di terrore e fasi alla The Blair Witch Project aiutano il nostro muscolo cardiaco a testare i propri limiti e a farci diventare campioni di apnea. Una prova riuscita a dovere per il neo-studio Red Barrels, che con la loro prima creatura hanno senza ombra di dubbio fatto centro.