Medal-of-Honor-Warfighter-PC

Medal of Honor Warfighter

6.39 €

In Magazzino – 10 disponibili

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Steam

 

 

Non è facile trovare una precisa collocazione nel mercato, per il multiplayer di Medal of Honor Warfighter. Tantopiù quando a pochi passi di distanza l’ultimo DLC di Battlefield 3 (Aftermath) ricorda a tutti i videoplayer quanto sia ancora esaltante e funzionale la formula di gioco dello Sparatutto DICE. Nella visione del team di sviluppo (Danger Close), quest’ultimo Medal of Honor dovrebbe proporre un approccio un po’ meno “pesante” e ponderato rispetto a quello di Battlefield 3, ma senza arrivare ai ritmi di gioco schizofrenici tipici di Call of Duty.

Ed in effetti la sensazione, scesi nel campo di battaglia, è proprio quella di uno sparatutto veloce ma mai eccessivamente nervoso, che permette persino di allestire tattiche di squadra un po’ più complesse, valutando non solo rateo di fuoco e velocità di ricarica, ma anche e soprattutto la conformazione del territorio e le varie opzioni strategiche.
Proprio il level design è quello che colpisce di più. Abbiamo rimesso piede in due delle mappe già visitate in precedenza, e siamo rimasti nuovamente colpiti dalla qualità complessiva. Sul pendio roccioso di Novigrad Warzone tutti gli assalti si fanno moderatamente epici, mentre la Shogore Valley è letteralmente costellata di resti e rovine che costituiscono un dedalo infernale di cunicoli, in cui le sparatorie tendono a diventare piuttosto cruente.

La nuova mappa, Tungwan Jungle, è ambientata sulle rive di un fiume dell’Indocina. Il pantano acquitrinoso in cui cominciamo la partita si estende per molti metri, attraversato da piccole macchie di bambù, fino a cedere di fronte ad una spiaggia ghiaiosa e sudicia. Capanne di legno e container di lamiera sonnecchiano sulla baia, che ricorda molto una versione moderna del Vietnam proposto dall’omonimo DLC di Bad Company 2.

Il paragone non è casuale. Anche Medal of Honor Warfighter è sviluppato con il Frostbite 2, utilizzato in maniera discreta ma mai esaltante. Sono lontani i fasti di Battlefield 3, e l’interazione ambientale è ridotta ai minimi termini. Crediamo che si tratti di una precisa scelta di design piuttosto che del mancato supporto alle tecnologie di distruzione che il motore porta in dote. E’ evidente poi che su PC l’ombra dell’underdevelopment si estende pericolosa su Warfighter, il cui colpo d’occhio non stupisce per pulizia. La fluidità è buona ma non eccellente, e l’aliasing intacca la scena, e insomma l’idea è quella di un prodotto che si ferma praticamente dove arrivano le console di questa generazione, spingendosi solo poco oltre i merito di prestazioni complessive e definizione delle texture.

Le sessioni si gioco con Medal of Honor Warfighter sono dunque un po’ contrastanti: le possibilità legate al Fireteam sono interessanti, ma non basta questa feature per dare al gioco il carattere che gli manca; il level design stuzzica e le partite si fanno subito tese e competitive, ma l’approccio generale è molto standardizzato ed è difficile pronosticare una vita lunga e duratura per il Multiplayer di Warfighter.

Sicuramente sui server online faranno capolino i molti appassionati di guerra moderna: del resto quest’anno Medal of Honor è l’unico shooter ambientato in un contesto realistico. In questo senso la presenza di un numero impressionante di gruppi militari (i cosiddetti “Tier 1” di ogni nazione) è un plusvalore da non sottovalutare. I reparti americani sono pronti a concedere assaltatori e mitraglieri leggeri, mentre dalla Korea arrivava il cecchino che abbiamo spesso e volentieri impersonato, dotato di una utilissima mina di prossimità che è perfetta per difendere le zone sensibili.

La modalità che abbiamo provato per la prima volta è sostanzialmente un cattura la bandiera a squadre. I due team si dividono in difensori e attaccanti: il compito di questi ultimi è quello di recuperare una delle due bandiere posizionate sulla mappa, e riportarla in uno specifico punto della mappa. In questo Game Mode non si può effettuare il respawn, e quindi ogni round dura non più di qualche minuto. Dopo cinque round i ruoli delle due squadre si invertono, e al termine del decimo scontro chi ha totalizzato più punti vince. Il team ci parla di spunti tattici legati proprio alla presenza di due bandiere da recuperare (meglio dividersi o agire coordinatamente), sostenendo che questa modalità sia pensata per i giocatori che vogliono dedicarsi all’E-Sport.

In verità Medal of Honor, con l’E-Sport sembra avere ben poco a che fare. Non è solo il sistema non propriamente immediato e sintetico che non convincerà gli “agonisti”: anche il ritmo un po’ frammentato di questo Game Mode, con tanto di cut scene che annunciano la conquista della bandiera e la conseguente attribuzione dei punti a fine round, non è propriamente il massimo in un contesto in cui i tempi morti non sono mai stati apprezzati.