insurgency copertina
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Insurgency

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Steam

 

 

Insurgency mantiene quanto promesso, ovvero uno sparatutto multiplayer fortemente tattico e realistico, lontano dai modelli imperanti di CoD e Battlefield e quindi non adatto a tutti. Le mappe sono ben congeniate e l’IA nemica in co-op e’ ottima . Insurgency funziona . E’ tosto, non perdona nulla ed è ben congegnato nelle meccaniche di gestione della squadra, anche se la curva di apprendimento ripidissima e le tantissime morti assicurate rimangono un deterrente notevole per la gran parte dei giocatori occasionali.

Trovare la giusta posizione con la propria squadra, coordinarsi e attaccare nel momento più opportuno è fondamentale se si vuole sopravvivere. Insurgency tra l’altro non permette di capitare in una squadra dove tutti hanno lo stesso ruolo, e di conseguenza lo stesso tipo di armi. Per questo il ruolo di ogni membro è fondamentale e bisogna sfruttare le particolarità di ognuno (il cecchino ad esempio) al massimo. Il bello è che il comportamento delle armi (una ventina in tutto), modificabili e upgradabili sfruttando i punti guadagnati durante i match, è estremamente realistico, ma bisogna fare attenzione anche al peso dello zaino, che non deve gravare troppo sugli spostamenti. Ne conseguono scontri a fuoco davvero particolari, feroci, verosimili e lontani dalle trovate hollywoodiane di un Battlefield 4 (qui non ci sono attacchi aerei o grattacieli che crollano). Il co-op a otto giocatori può contare su missioni ben costruite e su un profondo background collaborativo, ma come dicevo prima l’IA nemica è davvero troppo incoerente e passa troppo spesso da comportamenti impeccabili ad altri dove i soldati nemici sembrano reclute alle prima armi.

A livello competitivo invece Insurgency offre sei modalità incentrate quasi interamente su obiettivi da conquistare e da sottrarre al nemico, oppure sulla totale eliminazione della squadra avversaria. Se cercate qualcosa che possa comunque ricordare lo stile di Battlefield, potete rivolgervi a Push, mentre Strike pone molta enfasi sugli esplosivi e Firefight è forse la modalità più classica ma al tempo stesso esaltante e ben congegnata. Di contro le mappe soffrono di un forte deja-vu e non hanno elementi di design particolarmente ispirati o tali da fermarsi per qualche secondo ad ammirare ciò che ci circonda. Non che in un titolo simile il panorama sia importante, ma un po’ di varietà in più non avrebbe guastato e anche il Source, che ormai inizia ad avere i suoi anni alle spalle, non garantisce chissà quale spettacolo, soprattutto nella gestione della fisica, negli effetti particellari e nel sistema di illuminazione. Se non altro New World Interactive ha lavorato diligentemente in fase beta, tanto che di bug ne ho visti davvero pochi e anche l’ottimizzazione del motore grafico non ha dato particolari problemi. Non dimentichiamo poi che il team americano ha già annunciato un piano per rilasciare nuove mappe e nuove armi, come era logico attendersi da un prodotto dai trascorsi così legati al concetto di community.