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Hotline Miami 2: Wrong Number

5.42 €

In Magazzino – 11 disponibili

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Steam

 

 

Puoi davvero aspettarti di tutto, quando si parla di Hotline Miami: per alcuni è un vero capolavoro, un incubo d’azione e piccole parole, di simbolismi e violenza, uno shooter-non-shooter dal tono malvagiamente Hard Boiled; per altri è un titolo d’azione stiloso ma in fin dei conti banale, furbetto nello sfruttare i riferimenti cinematografici (Driver, su tutti, ma anche il primo Martin Scorzese) e il revival della pixel art. Personalmente rientro senz’altro nella prima categoria, senza se e senza ma, semplicemente perché il gioco originale è riuscito a coinvolgermi dalla prima all’ultima sequenza, aggredendo i miei sensi – normalmente propensi agli stili grafici complessi, in qualche modo “realistici” – con una ritmatissima pioggia di colori e violenza. Tostissima musica tecno sparata nelle orecchie, velocità assassina del gameplay, una storia ermetica comunque dotata di una fortissima coerenza. Hotline Miami è stato questo, e il suo seguito non sembra voler essere da meno.

 

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Innanzitutto, è bene chiarire un concetto. Hotline Miami 2: Wrong Number – che si propone di chiudere la storia del controverso (a dir poco) Jacket – non è uno di quei seguiti che puntano all’innovazione, e anzi, si sdraia serenamente su tutte le caratteristiche che i fan hanno imparato ad apprezzare. Ci si muove con i tasti direzionali, si mira con il mouse (mettete “levette analogiche” al posto giusto, se ci riferiamo alle versioni PS Vita, PS3 o PS4) e la pressione di un ulteriore comando permette di esplorare il pixelosissimo scenario 2D un poco più lontano, in modo da pianificare i rapidissimi attacchi agli scagnozzi nelle varie stanze.

Personalmente mi è stato concesso di iniziare il gioco dalla prima missione, ma subito ho fatto l’errore di scegliere la maschera di Tony il leopardo: quest’ultima concede una potenza devastante nel corpo a corpo ma non consente di raccogliere le armi da fuoco, nel contesto di un livello di sfida ancora una volta tarato per il lancio della tastiera fuori dalla finestra. Il risultato è stata una sessione di gioco difficile, ma sempre inebriante, soprattutto quando sono riuscito ad affettare l’ultimo cattivo del livello (tra un piano dell’edificio e l’altro, come sempre, è posto il salvataggio automatico), sfidando la buona struttura delle mappe e i fulminei tempi di risposta dei criminali.

 

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Le altre maschere della demo – appartenenti alla stessa combriccola di folli vigilanti, i “Fan” – presentavano un carattere meno estremo, ma in alcuni casi portavano con loro caratteristiche inedite: non è il caso della Zebra Corey, che consente uno stile più canonico e può usare tutte le armi, sfruttando movimenti repentini e una buona silenziosità; l’orsetto Mark, invece, è dotato di un akimbo di mitragliette e di una devastante mossa speciale, una sventagliata di proiettili ai suoi lati, di gran lunga la più spettacolare (e comunque implacabile nelle conseguenze, se non calcoliamo bene i tempi) tra quelle mostrate fino a oggi; Alex & Ash, infine, sono due personaggi al prezzo di uno, con il giocatore che potrà prendere il controllo del primo, armato di motosega, e farsi amorevolmente seguire dal secondo (che di fatto è una donna, sorella di Alex), munito di armi da fuoco.

 

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Già, ma dove sono finite tutte le altre maschere? Niente paura: i livelli dello story mode daranno modo di mettere mano su altre primizie, passando attraverso eventi accaduti prima e dopo i fatti di Hotline Miami, con personaggi inediti ma anche con tanti modi per celebrare il passato. Ovviamente aspettatevi i soliti dialoghi fuori di testa, sordidi squarci di umanità, insieme a uno stile di narrazione furiosamente libero, non lineare, che tuttavia parte da uno specifico finale di Hotline Miami. E c’è pure un nuovo livello di difficoltà, casomai gli improperi tirati nel primo episodio non fossero risultati sufficienti.