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Among the Sleep

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Steam

La prima metà di Among the Sleep potrebbe condizionarvi nel valutare l’horror atipico di Krillbite Studios come un’ottima idea di fondo strutturata in maniera troppo sommaria. L’ultima parte, di contro, vi farà comprendere quanto le vostre percezioni fossero sbagliate, e quanto sia invece attenta e calcolata ogni scelta di design, per un titolo che mescola in maniera davvero riuscita un gameplay semplice ed essenziale e una narrazione ambientale che si esplicita solo nel finale.
Giocare ad Among the Sleep significa raccogliere i pezzi di un puzzle disseminati lungo un pendio scosceso, e avere la possibilità di metterli tutti insieme solo quando non ne manca più nessuno. L’immagine che ne verrà fuori, però, è una fotografia terribile e straziante, lo scatto di un orrore soprattutto umano, interiore. Allontanandosi in maniera convincente dai modi dell’horror classico, e abbracciando una dimensione quasi onirica, filtrata appunto dallo sguardo di una protagonista che ancora si muove a gattoni, il titolo risulta originale e intenso. Proprio come Gone Home, propone un racconto che affiora attraverso le immagini e l’ambiente di gioco, e resta sottotraccia per poi rivelarsi in tutta la sua spietata potenza.

 

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Buon compleanno, piccolina”, si congratula vostra madre con quella faccia troppo grande e a suo modo un po’ grottesca, ferma e titanica di fronte al vostro sguardo da bambina, come se fosse una dea da venerare incondizionatamente e al contempo una figura che mette addosso uno smisurato senso di soggezione. È un festeggiamento rapido, quello con cui comincia il gioco, interrotto da pochi e decisi colpi alla porta d’ingresso, e da un regalo consegnato con un sorriso forzato. L’attimo dopo siete già nel vostro box, dove Among the Sleep vi permette in breve di prendere confidenza con i controlli, evidenziando un metodo di interazione basilare che ben si adatta alle effettive possibilità della minuta protagonista. Afferrare piccoli oggetti come palline e giocattoli, o trascinare quelli più grandi come le sedie, sono gli unici sistemi che avete per interagire con un mondo ancora gigantesco, in cui muoversi è una sfida. E’ questa difficoltà nel riuscire a spostarsi, sottolineata dalla necessità di gattonare per muoversi più rapidamente, che fin da subito vi fa capire quanto la protagonista sia spaventosamente indifesa, fragile, senza un sistema per proteggersi davvero.

 

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La progressione di Among the Sleep non ha la capacità di spaventare nessuno, né mira a farlo nella maniera più tradizionale. Le apparizioni improvvise (e gratuite) sono praticamente assenti, e il design delle ambientazioni è realizzato avendo ben in mente una conduzione di gioco che si avvicina a quella di un vero e proprio adventure. Anche tecnicamente ci sarebbero delle difficoltà, nel far schizzare dalla sedia i giocatori: soprattutto per via di qualche bug sonoro di troppo, che strozza a più riprese l’enfasi dei momenti più importanti. In questo senso non è difficile incappare in tracce che si ripetono con qualche sbavatura o che addirittura si perdono per strada. Dalla fase alpha a oggi, in questo comparto, i progressi sono stati minimi; si nota comunque una maggiore cura nell’evidenziare gli attimi in cui l’incertezza e l’oppressione prendono il sopravvento. Tuttavia, essendo la componente acustica uno degli aspetti più importanti in questo genere di giochi, non si può fare a meno di notare che è forse a causa di queste sgradevoli sbavature che il livello di allerta del giocatore tende a calare fino quasi ad acquietarsi completamente.
Lo stile grafico si allontana con decisione dai toni realistici degli horror moderni, e non ci sarà nemmeno un’occasione in cui vedrete del sangue. Sembra quasi che la prospettiva della protagonista modelli l’ambientazione stessa, dandole dei contorni più morbidi e aggraziati, infantili appunto, da fiaba oscura. Come in Alice di American McGee, la trasfigurazione della realtà sembra la scappatoia da una condizione rigettata; peccato che poi le meccaniche di gioco appaiano un po’ impacciate, quasi come la bimba che controllate. E’ chiaro che al titolo Krillbite manchi di un’ulteriore fase di pulizia del codice, che presenta sporadici bug e qualche glitch visivo talvolta imbarazzante. Il frame rate immotivatamente ballerino sparisce solo se giocate su un PC di fascia alta, ma resta il fatto che l’ottimizzazione rimanga su livelli davvero poco convincenti. Ad Among the Sleep, semplicemente, serviva più tempo.
Complessivamente, tuttavia, la resa visiva è valida nonostante la ridotta complessità poligonale, e il titolo si rivela curato soprattutto sul fronte artistico. Le animazioni sono ben fatte e la gestione della telecamera è molto convincente, mentre segue in prima persona i movimenti della protagonista.