Immagine 021

Age of Wonders III

10.24 €

In Magazzino – 16 disponibili

Nuovo Utente? Registrati
ss_cf4af4ec1113614253dfa7160f4f24613d86bfed.1920x1080ss_3bf4d9a98fce8f173f60b6263670c68eac536b0b.1920x1080ss_2d31515d9eb07d2bd429b63a43f6dbf0707b18ca.1920x1080ss_e54dc47fd3aa0c9966bbcb2098c11ad26a71723f.1920x1080ss_17a65bafb5c00d2de218eaff50dc5778e39050d1.1920x1080ss_b16e4733f55341331e4ce199f71e48057ef56f75.1920x1080

Steam

Sulla carta, creare una variazione in salsa fantasy di Civilization sembra facile, persino banale. Basta sostituire la tecnologia con le arti magiche, gli elfi fanno le veci dei russi e il resto si scrive da solo, giusto? Sbagliato. In molti hanno tentato l’impresa, a partire da Master of Magic, pubblicato nel 1994 e considerato, ancora oggi, il pinnacolo di questo genere. La lista, per inciso, si compone di ambiziosi fallimenti, vedasi Elemental: War of Magic, e titoli dignitosi, come Fallen Enchantress. Nella scia di questi giochi, si è inserita la serie di Age of Wonders, con tre incarnazioni, pubblicate a cavallo fra il 1999 e il 2003. Dopo dieci anni di assenza dalle scene, la saga si prepara al ritorno, fedele ai canoni dei suoi avi.

Age of Wonders III e il carisma di Civilization
L’immancabile mappa a superficie esagonale.

 

Persino la premessa narrativa, nel suo piccolo, non si discosta dal passato: gli esseri umani, per motivi non meglio precisati, hanno deciso di ingaggiare, in una lunga e logorante battaglia, gli elfi e e le altre etnie. Un canovaccio, che mi riporta alla mente Il Silmarillion di Tolkien. Per fortuna, il racconto ha dei risvolti da thriller, prendendo le distanze da Shadow Magic, episodio satellite dalla storia sconclusionata. L’eccellente colonna sonora, si compone di continui richiami al meglio offerto dall’epopea e ciò non può che farmi piacere. Per farla breve, Age of Wonders III è un titolo moderno, nelle cui vene scorre il sangue blu della sua linea dinastica. Nell’avventura, tutto inizia da una piccola città, un borgo destinato a diventare sempre più grande. Di pari passo, anche la tecnologia procede, nell’obiettivo di conquistare tutte le lande circostanti. La principale differenza con Civilization, consiste nella gestione tattica degli scontri con le fazioni avverse: gli elfi sono letali con l’arco, mentre i nani attaccano a testa bassa. Il gioco, concettualmente, è diviso in due sezioni distinte e questa scelta, se mal ponderata, può rappresentare una grossa incognita. E in effetti qui, la voce strategica mal si amalgama nel coro armonico, al contrario della parte bellica.

Age of Wonders III e il carisma di Civilization
Uno sguardo all’anima non belligerante del gioco.

 

I combattimenti sono veloci, un aspetto per me fondamentale. Le animazioni sono rapide e, nel caso lo si ritenga opportuno, si possono velocizzare ulteriormente. Il campo di battaglia è progettato in modo che lo scontro possa iniziare all’istante, senza la necessità di schierare le truppe. E la varietà di situazioni non delude: si passa da piccoli avamposti, difficili da espugnare, a gigantesche città, difese strenuamente. AOW3 strategicamente è flessibile, per esempio offre la possibilità di attaccare, in un solo turno, molteplici obiettivi, limitando il raggio d’azione della pedina selezionata. Ogni scontro è cruento, un vero e proprio bagno di sangue, con unità che collassano dopo appena un paio di fendenti. E così la lista dei caduti sul campo, si allunga a dismisura, una schermaglia dopo l’altra, un elemento che ha ripercussioni negative sull’anima strategica del gioco. Nella versione preliminare provata, spostare le unità da un punto all’altro della mappa diventa tedioso e, considerando i continui decessi in prima linea, c’è un continuo via vai di soldati. Se solo ci fosse un modo per svolgere questa routine in maniera automatica, quanto ne sarei lieto…

Age of Wonders III e il carisma di Civilization
Seppur non originale, l’atmosfera fantasy ha un suo fascino.

In questo test preliminare, ho annotato come le aree di Age of Wonders III siano davvero ristrette. Ci sono elementi ricorrenti, come passaggi montani o punti in cui indirizzare il flusso delle forze nemiche, soffocandolo con una strategia a tenaglia. Al contrario di Civilization, qui non c’è diplomazia che tenga: qualcuno, nella guerra, deve avere per forza la peggio. Non che sia necessariamente un difetto, sia chiaro. Eppure, più che al cospetto di una riedizione fantasy del capolavoro di Sid Meier, sembra di accudire un figlioccio di Total War. Sia chiaro, si notano diversi punti positivi, ma ci sono anche delle asperità, come la poca immediatezza, da limare.