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Binary Domain

9.99 €

In Magazzino – 10 disponibili

Categoria

Piattaforma:   Lingua:

Genere: TPS in terza persone
Sviluppatore: SEGA
Data di uscita:27/04/2012

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Descrizione:

Produrre uno shooter ed avere successo, di questi tempi, è veramente un’impresa. Che si tratti di prima o terza persona, oramai, tutto sembra sempre piuttosto riciclato.Quale scelta migliore dunque se non tentare di mescolare quante più features possibili tra quelle più in “voga” nel panorama?
E’ stata proprio questa la pensata del Ryu Ga Gotoku Team (il team Yakuza – interno a SEGA) una volta terminato il brainstorming per Binary Domain, nuovo sorprendente shooter in terza persona da pochi giorni nei negozi. Il gioco non vuole innovare, ma tentare nel non facile compito di bilanciare una serie di idee vincenti (per quanto già viste) in termini di gameplay ed un comparto narrativo di alto livello.
Binary Domain - recensione
 La vicenda ha luogo in un futuro piuttosto lontano, pur radicandosi in una consequenzialità di eventi che riguarda problematiche a noi piuttosto vicine. L’antefatto prevede che il perpetrarsi delsurriscaldamento globale e dei cambiamenti climatici, nel ventunesimo secolo, abbia infine portato alla catastrofica inondazione di molte delle terre emerse come oggi le conosciamo. Le grandi metropoli del Pianeta si sono trovate a fronteggiare un’emergenza senza precedenti, optando per la più ovvia delle soluzioni: ristrutturare ogni agglomerato urbano portandolo ad un’altezza irraggiungibile dalle acque. Con la manodopera oltremodo sottodimensionata (visti i decessi) il Mondo è costretto ad affidarsi ad una nuova classe operaia – quella robotica. La richiesta d’automi cresce in maniera esponenziale e la Bergen Corporation, produttore statunitense, diventa presto leader del mercato con una quota del 95%.
La compagnia acquisisce sempre più potere, tanto da inserirsi attivamente in molte questioni militari e governative, schiacciando molti dei suoi concorrenti come la Amada Corporation. La ditta giapponese subisce gravi perdite, soprattutto dopo aver tentanto la diffamazione della Bergen, accusandola di averne rubato i brevetti. Il genio di Yoji Amada si mette dunque all’opera, riuscendo nell’impresa di costruire macchine senzienti; esoscheletri rivestiti da tessuti umani, capaci di pensare come gli umani e di provare sensazioni umane come la paura, la rabbia, l’amore ed il dolore. Ma, soprattutto, totalmente inconsapevoli di essere macchine. I cosiddetti Figli del Nulla spaventano la popolazione, e costringono i Governi a stipulare -nel 2040- un nuovo Accordo di Ginevra, che sancisce precise leggi in tema di robotica vietando, all’articolo 21, la costruzione degli abomini di cui sopra. Quarant’anni dopo il patto, in seguito all’attacco di un Figlio del Nulla al quartier generale della Bergen, la minaccia di questa “nuova specie” introdottasi evidentemente ad ogni livello sociale, porta all’impiego della Rust Crew e al vero e proprio via della nostra avventura.
Vestiremo i panni di Dan Marshall, ex forze speciali americane ora alle dipendenze dell’IRTA(International Robotics Association), inviato a Tokyo con lo scopo di catturare Yuji Amada vivo, intrufolandosi nel suo quartier generale. A guardargli le spalle il burbero Roy Boateng (Big Bo per gli amici), collega nonché spalla comica sempre avezza alla volgarità. Giunti nel cloudell’azione i due s’incontreranno con i restanti membri della squadra: Due ex agenti dell’MI-6, dall’aplomb britannica, una sexy tiratrice scelta cinese ed un robo-soldato francese incline alla galanteria anche quando fuoriluogo. Benché il nutritro gruppetto possa far presagire un bel pò di divertimento il charachter design risulta sin dal principio molto stereotipato e ben poco approfondito dal punto di vista umano ed emozionale. Il team si è sostanzialmente limitato a dipingere attorno al protagonista -Dan, lui sì “tridimensionale”- un quadretto sostanzialmente piatto, fatto da continui cliché che, nella mentalità giapponese, dovevano evidentemente compiacere e sollazzare i giocatori occidentali. Le meccaniche del gruppo funzionano dunque solo in parte, divertento il giocatore a tratti ma lasciandolo anche basito di fronte a volgarità spesso gratuite e fuoriluogo che ricordano molto da vicino la componente più becera del charachter design di Marcus Fenix e soci, oppure alla personalità totalmente stereotipata dei compagni che s’esprimono senza sproloqui.
Un vero peccato dato che la vicenda, strutturata in maniera molto convincente, mostra risvolti davvero interessanti e capaci di tenere il giocatore incollato allo schermo per capire come s’evolverà il canovaccio narrativo.
Binary Domain - recensione
Dovremo in primo luogo sottostare alle più classiche meccaniche di copertura alla Gears, affiancate ad uno shooting system che si avvale del reticolo di mira piuttosto che delle classiche visuali zoomate sul nemico, nel pieno stile dei third person shooter.
Ogni unità meccanizzata che ci troveremo ad affrontare, rare eccezioni a parte, presenterà, in particolare nelle giunture, il suo punto più debole. Andandole a colpire con una pioggia di proiettili otterremo, a seconda dello spot, effetti molto diversi e tatticamente utilissimi. Privare un automa delle gambe (o anche di una sola di esse) lo porterà a strisciare come nell’atto conclusivo del mitico Terminator; mozzargli le braccia non gli consentirà più di sparare, rendendolo inoffensivo; colpendo all’altezza del volto, se saremo particolarmente precisi e fortunati, riusciremo a danneggiarne l’impianto di riconoscimento visivo, impedendogli di discernere avversari ed alleati e costringendolo a sparare alla cieca, colpendo anche i suoi simili.
Di ottima fattura  l’intelligenza artificiale nemica, capace persino ai più bassi livelli di difficoltà di tenerci impegnati mediante interessanti tattiche d’aggiramento e soverchiamento, condite con una certa cognizione dell’ambiente circostante. Dalla nostra il sistema di cooperazione tra commilitoni che, sin dai primi rumors, ha reso famosa (e famigerata) la produzione SEGA. Il funzionamento è piuttosto semplice: comportandosi in maniera eroica in battaglia e rispondendo ad ogni compagno secondo le sue migliori aspettative ne guadagneremo la fiducia, assicurandoci il suo totale supporto in battaglia. Quest’interessante feature ha, in-game, due risvolti – uno positivo ed uno negativo. Partendo da quest’ultimo dobbiamo ammettere di non esserci divertiti più di tanto, continuamente costretti al botta e risposta (a scelta tra un elenco) nel pieno dell’azione o in ogni minimo momento di tranquillità.

 

Costruendo un rapporto di fiducia con i partner (selezionabili ad ogni capitolo) otterremo interessanti sviluppi in battaglia, come il soccorso immediato qualora fossimo a terra, la ricerca di munizioni ed armi da parte dei compagni per conto nostro (ad esempio durante le boss fight più impegnative) ed, in generale, tutta una serie di meccaniche collaborative più o meno tangibili, che contribuiranno a donare spessore alla struttura ludica. Tali meccaniche si rivelano particolarmente importanti durante le Boss Fight, uno degli elementi in assoluto più riusciti dell’intera produzione. Mecha design -splendido- a parte ci troveremo di fronte dei veri e propri colossi dei quali studiare le tecniche e trovare i punti deboli per colpirli con durezza.

 

 

Recensione a cura di Andrea VanonEveryeye.it