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Alan Wake – Collector’s edition

23.90 €

In Magazzino – 8 disponibili

Categoria

Piattaforma:   Lingua:

Genere: Survival Horror
Sviluppatore: Remedy Entertainment
Pegi: 18+
Lingua: Tutto in Italiano

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Descrizione:

Lasciate le scene dopo l’indimenticabile Max Payne, Remedy Entertainment si è messa a lavorare sodo su di un nuovo progetto, interamente finanziata da Microsoft, che si accaparrò, al tempo, l’esclusiva di questa nuova IP. Alan Wake, questo il titolo del videogame, fu presentato al pubblico nel lontano 2006, ed apparve all’epoca come un titolo potenzialmente rivoluzionario. L’idea di base era quella di comporre un thriller videoludico, sfruttando dinamiche di gioco Free Roaming, in modo da permettere al protagonista di muoversi liberamente nella lugubre e vastissima ambientazione. Dopo qualche annuncio contenuto e altre timorose informazioni, in progetto sparì completamente. Almeno fino ad oggi, quando ricompare, redivivo, in una forma tutta nuova. Vediamo cosa ha prodotto il cambio di rotta e quali sono i risultati di tanti anni di gestazione.
L’impasto narrativo di Alan Wake è cesellato in maniera piuttosto elegante, composto da sequenze in-game e cut-scene che si legano senza soluzione di continuità. Alan è uno scrittore di successo, bloccato e innervosito da una crisi creativa che dura da troppo tempo. Una vacanza con la moglie Alice è l’occasione perfetta per rilassarsi e dimenticare le difficoltà del momento, e Brights Falls sembra il luogo più adatto. Immersa fra i monti, la cittadina sperduta propone scorci da paradiso, foreste incontaminate ed una vita tranquilla.
Ma l’incubo è sempre in agguato. Tormentato dalle sue visioni notturne, Alan si trova d’un tratto in una situazione che sembra uscita dai suoi romanzi. L’ultima cosa che ricorda è Alice che precipita nel vuoto, nelle tenebre avvolgenti e fredde del lago, mentre i cittadini di Brights Falls sono tutti posseduti da una strana forza, un’ombra scura che li pervade, li muove come gusci isterici pronti al massacro.
Le prime fasi della storia incuriosiscono e mantengono il giocatore attento e partecipe. Raccontate con espedienti efficacissimi, avvicinano la produzione ad un Horror Movie fra i più riusciti, mentre sullo schermo si susseguono divertite citazioni dei classici del genere (da Shining a X-Files). Remedy dimostra ancora una volta, dopo lo splendido Max Payne, di avere un’abilità particolarissima per raccontare storie, giocando con sceneggiature insolite e curate in ogni dettaglio. Poco a poco, assieme ad Alan, il videogiocatore sprofonda in una catastrofe onirica, in cui lo scrittore stesso plasma la realtà attraverso i suoi racconti. Alla ricerca disperata della moglie, il protagonista arranca nelle foreste di Bright Falls, mentre recupera pezzi di un manoscritto che non ricorda di aver prodotto, che raccontano gli eventi già vissuti da Alan o anticipano terribili situazioni che si verificheranno di lì a poco. La sceneggiatura gioca così con l’orizzonte d’attesa del video player, che diventa al contempo attore e lettore. Scorrono così le prime ore, scandite dall’alternarsi del giorno e della notte. Mentre alla luce del sole Alan interagisce con la popolazione locale, cercando di capire che fine ha fatto Alice, la notte i suoi incubi si manifestano, inquietanti e pericolosi. C’è da dire, insomma, che il comparto narrativo di Alan Wake è uno dei motivi principali che spingono al completamento del gioco, misterioso e disturbante allo stesso tempo, costruito ad arte con l’uso meticoloso di Flashback e scandito dalla voce narrante dello stesso Alan, il cui flusso di pensieri accompagna in ogni momento l’azione. Ma si deve ammettere anche che nelle fasi finali dell’avventura il plot si fa più stanco ed usuale. Finchè la sceneggiatura gioca con il “non-detto”, con l’occulto ed il mistero, stuzzica i nervi e le corde dello spettatore, quando si affretta a tirare le fila del discorso, mettendo in mezzo i tragici eventi che segnano la storia del lago e dalla cittadina intera, comincia a perdere colpi, diventando prevedibile e decisamente meno disturbante. Al di là di questo (e del finale aperto, in linea tuttavia con i canoni del genere horror), si può dire che dal punto di vista narrativo Alan Wakesia un titolo pienamente riuscito.
L’impostazione di base è quella di un action in terza persona, con Alan che si muove nelle tenebre di Bright Falls, impugnando una torcia e qualche arma trovata occasionalmente. Il timido fascio di luce della torcia sembra quasi lottare con l’oscurità dilagante, e diventa ben presto l’arma più importante dello scrittore. Puntandolo contro i nemici questi possono essere resi vulnerabili ai colpi, che dovranno essere esplosi solo dopo aver rimosso l’alone di oscurità che circonda i posseduti. Poco a poco l’arsenale di Alan cresce, arrivando ad includere bengala, da accendere per tenere lontani nutriti gruppi di ombre, granate accecanti (in grado di disintegrare all’istante gli avversari) ed una piccola pistola in grado di lanciare razzi di emergenza. Inizialmente il sistema funziona alla grande. Alan appare debole, timoroso, e la durata delle batterie (anche la torcia va ricaricata) troppo esigua. Si fa strada l’inquietudine, l’incertezza, un sincero ed atavico timore. Gli scontri con le ombre sono solitamente anticipati da voci deliranti che echeggiano nelle foreste, o dal sollevarsi di una fitta nebbia scura che distorce la visuale. Le prime fasi di gioco sono emotivamente le più riuscite, mentre l’ossessiva ricerca di un lampione produce fughe ansiogene e misurate tachicardie. Gran parte dei sei capitoli dell’avventura sarà infatti giocata all’esterno, fra le foreste ed i parchi di Bright Falls, in un ripetersi quasi ossessivo di scorci e situazioni.. Dal punto di vista della tensione generata, Alan Wake ha i suoi momenti migliori nelle claustrofobiche sessioni interne: nell’esplorazione meticolosa di cottage abbandonati, fattorie e miniere, in cui inattesi eventi scriptati si alternano a combattimenti più serrati e pericolosi.
L’impatto scenico è efficace, brillantemente messo in piedi grazie all’utilizzo di campi lunghi e scenari dalla mole poligonale imponente. Gli scorci di Bright Falls, in diurna od in notturna che siano, sono vastissimi, e si estendono a perdita d’occhio inquadrando montagne e foreste, dai colori particolari ed insoliti. La telecamera che indugia spesso sulla maestosità del colpo d’occhio riesce a meravigliare in più di un’occasione lo spettatore.
La cifra stilistica di Alan Wake, dal punto di vista tecnico, è l’utilizzo distorto delle fonti di luce, esagerate e saturate: i fasci delle torce, dei lampioni, dei fari di un’auto, si allargano a dismisura, fin quasi a diventare pozze oleose e dense, verso cui correre per raggiungere la salvezza. Insomma, pur senza stupire (ed anzi lasciando un retrogusto amaro se si guardano i dettagli, dal morphing facciale alle texture), Alan Wake ha un suo strano sistema per costruire un colpo d’occhio in grado di meravigliare.

 

Recensione a cura di Francesco FossettiEveryeye.it